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1.Il mio Clinico curante
mi ha detto che la Brachiterapia e' una metodica obsoleta, abbandonata
da molti anni per i risultati deludenti. E' vero? ed in tal caso
perche' ora viene riproposta?
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E' vero: la Brachiterapia nel trattamento del tumore
della prostata ebbe un'ampia diffusione agli inizi degli anni '70,
ma venne successivamente abbandonata a causa dell'elevato tasso
di insuccessi. Peraltro a quei tempi la diagnosi di tumore alla
prostata veniva formulata tardivamente, in stadio avanzato: non
vi era infatti la possibilità di dosare il livello di PSA nel sangue,
ne' di utilizzare tecniche diagnostiche quali l'ecografia, la TAC
e la Risonanza Magnetica Nucleare, ne' tantomeno la possibilità
di eseguire agobiopsie prostatiche ecoguidate. Inoltre, a causa
di tali carenze tecnologiche, l'impianto dei semi veniva eseguito
attraverso una incisione chirurgica sull'addome del paziente con
un posizionamento del tutto casuale ed impreciso "a mano libera"
delle sorgenti; all'interno della prostata rimanevano alcune aree
"fredde" che non ricevevano una dose di radiazioni sufficiente a
distruggere il cancro. Da ultimo era anche impossibile effettuare
una adeguata valutazione della qualita' dell'impianto sempre a causa
delle sovracitate carenze tecnologiche e alla mancanza di software
adeguati.
Oggi, circa il 70-80% dei tumori prostatici viene
diagnosticato quando la malattia è ancora organo-confinata, rispetto
al solo 20-30 % dell'epoca pre PSA e pre ecografia. Grazie alla
ecografia transrettale, l'impianto non richiede più una incisione
chirurgica, di cui vengono evitate le possibili complicanze, ma
viene eseguito attraverso l'introduzione precisa di sottili aghi
nel perineo (la zona fra lo scroto e l'ano); e' possibile inoltre
controllare in tempo reale la qualita' dell'impianto ed evitare
di lasciare delle aree "fredde". Infine la disponibilità della TAC,
della RMN e di software dedicati consente di eseguire accurate valutazioni
dosimetriche dopo l'impianto per confermare di aver trattato tutta
la ghiandola prostatica con adeguate dosi di radiazione.
Da più di 10 anni ormai diversi importanti Centri
nord americani eseguono gli impianti in modo codificato, standardizzato
e sono stati pubblicati in letteratura i risultati terapeutici a
lungo termine: la brachiterapia e' in grado di curare i soggetti
affetti da tumore prostatico organo-confinato con probabilità sovrapponibili
all'intervento chirurgico.
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2.Alcuni Medici sostengono
che la brachiterapia nel trattamento del tumore della prostata sia
ancora in fase sperimentale: e' vero?
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No. La moderna brachiterapia del tumore della prostata
viene ormai eseguita in modo standardizzato e codificato da più
di dieci anni in numerosi Centri del Nord America . I risultati
a lungo termine (12 anni) sono pubblicati sulle più autorevoli
riviste scientifiche internazionali.
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3.Ho
letto che il tumore della prostata talvolta e' caratterizzato da
un accrescimento talmente lento nel tempo, che alcuni Specialisti
consigliano di non eseguire alcuna terapia, in particolare di tipo
chirurgico o radiante. Perche' dovrei considerare di sottopormi
ad un trattamento per il mio tumore?
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La scelta di trattare o meno un paziente affetto da
carcinoma della prostata, e' ancora oggi un dilemma. Da un lato
alcune neoplasie prostatiche a lenta crescita potrebbero non interferire
sulla spettanza di vita del paziente e, quindi, non richiedere alcuna
terapia. D'altro canto il tumore della prostata rappresenta la
seconda piu' frequente causa di morte per tumore nel paziente di
sesso maschile.
Valutando una serie di parametri, uno Specialista
che si interessi di tumore della prostata puo' ragionevolmente individuare
quei casi meritevoli di trattamento e suggerire al paziente la cura
piu' idonea. Poiche' non esistono controprove sicure che una neoplasia
non possa cambiare grado di aggressivita' e divenire quindi un fattore
in grado di influire sulla spettanza di vita del paziente, ecco
che la maggior parte dei medici e' portata a consigliare una qualche
terapia anche nelle forme meno aggressive e iniziali.
L'impianto di sorgenti radioattive nella prostata
-"Brachiterapia permanente"- rappresenta un trattamento validissimo
da non trascurare nella pianificazione terapeutica di un tumore
prostatico clinicamente localizzato, in considerazione degli
eccellenti risultati a lungo termine e del minor tasso di
complicanze e di effetti collaterali rispetto alle altre opzioni
curative.
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4.Quali
sono i vantaggi della Brachiterapia rispetto alla Prostatectomia
Radicale ed alla Radioterapia Esterna?
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I risultati oncologici a lungo termine (12 anni) della Brachiterapia
(BT) sono sovrapponibili a quelli della prostatectomia
radicale (PR) e superiori a quelli della radioterapia convenzionale
a fasci esterni (EBRT).
La BT, rispetto alla PR, e' una procedura miniinvasiva
attuabile in day-surgery, che richiede una anestesia
di breve durata. Grazie alla miniinvasivita', il rischio
di sanguinamento, di complicanze trombo-emboliche e di infezione
sono eccezionali (mentre nella PR raggiungono il 10%, il 2.6%
ed l'1.3% dei casi rispettivamente). Il paziente recupera rapidamente
una normale qualita' di vita: rimozione del catetere entro
24 ore ( PR: 5-14 giorni), dimissione il giorno stesso
dell'impianto o il successivo (PR: 6-14 giorni) e ritorno
alle normali attivita' socio-lavorative entro pochi giorni. Non
da ultimo e' una metodica estremamente interessante per pazienti
fortemente motivati al mantenimento della potenza sessuale (conservata
nel 50-90% dei casi dopo BT vs 10-75% dopo PR) e di una perfetta
continenza urinaria (mantenuta in oltre il 99% dei casi dopo
BT vs 83-94% dopo PR). Rispetto alla PR, la BT e' una metodica
controindicata nei pazienti con importante ostruzione urinaria,
nei pazienti molto giovani con malattia ad alta aggressivita'
(risultati oncologici "limitati" a dodici anni) e
puo' comportare disturbi minzionali irritativi dalla terza fino
alla dodicesima settimana dopo l'impianto.
Nei confronti della EBRT, pur essendo necessarie una breve
ospedalizzazione ed una anestesia, la BT ha l'importante vantaggio
di completare in una unica seduta il trattamento oncologico
(rispetto ad un ciclo di cura che comporta sedute giornaliere
di terapia per 7-8 settimane consecutive). Inoltre, rispetto alla
EBRT, la BT consente di erogare alla prostata elevate dosi di
radiazione (percentuale di cura dose-dipendente), con contemporaneo
risparmio delle strutture adiacenti e ridotto tasso di complicanze
a breve e lungo termine.
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5.In che modo la Brachiterapia
distrugge le cellule neoplastiche?
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La morte cellulare in seguito ad irradiazione dipende
principalmente dal danneggiamento del processo proliferativo. L'evento
critico che porta alla morte cellulare (morte mitotica) è la rottura
della doppia elica del DNA/RNA causata dal passaggio della radiazione.
Le cellule neoplastiche non muoiono immediatamente dopo l'irradiazione;
solo quando la cellula tenta di riprodursi i danni radioindotti
subiti dal DNA/RNA si manifestano, impedendone la duplicazione ed
inducendone la morte. Poiché le cellule del carcinoma prostatico
spesso si riproducono lentamente, gli effetti di un trattamento
brachiterapico si manifesteranno a distanza di tempo dalla data
dell'impianto; per questo motivo occorre aspettare qualche mese
perché il livello di PSA raggiunga valori bassi. Poiché le cellule
neoplastiche sono maggiormente radiosensibili quando si trovano
nella fase M del ciclo cellulare (divisione cellulare), è proprio
in questo momento che dovrebbe verificarsi l'irradiazione. Su queste
considerazioni teoriche, per tumori a duplicazione veloce potrebbe
essere più efficace una sorgente che emetta velocemente la sua energia,
come nel caso del Palladio, mentre per tumori a duplicazione lenta
una sorgente che emetta lentamente l'energia, come nel caso dello
Iodio.
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6.Ho saputo che talvolta
la Brachiterapia viene proposta in associazione alla Radioterapia
esterna: in quali casi?
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La Brachiterapia viene associata alla Radioterapia
esterna in quei pazienti nei quali ci sia un rischio clinico che
la neoplasia abbia superato la capsula prostatica. Tale rischio
e' presente quando ci sia un PSA = o > 10 ng/ml, un esame
istologico con somma di Gleason = o > 7 , o uno stadio
clinico = o > T2b (neoplasia palpabile alla esplorazione
rettale). I risultati disponibili in Letteratura sulla associazione
degli impianti di semi con le radiazioni a fasci esterni sono migliori
nel trattamento dei pazienti a rischio di malattia localmente avanzata
rispetto alla sola Brachiterapia o alla sola Radioterapia esterna.
Nella maggior parte dei casi di associazione terapeutica viene prima
eseguito il ciclo di Radioterapia a fasci esterni (45 Gray somministrati
in 25 sedute giornaliere ) seguita a distanza di 2-4 settimane dall'impianto.
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7.Il mio caso e' candidabile
alla Brachiterapia?
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La Brachiterapia e' indicata
nel trattamento di neoplasie prostatiche
clinicamente localizzate; nel caso di neoplasie localmente avanzate
viene utilizzata in associazione ad un ciclo di radioterapia esterna.
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Brachiterapia
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Brachiterapia + Radioterapia Esterna
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| Stadio Clinico |
T1, T2a, (T2b)
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T2b, T2c
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| PSA |
< 10 ng/ml
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10-20 ng/ml
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| Somma di Gleason |
< 7
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= o > 7
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| Esplorazione rettale |
Negativa
Nodulo (T2a)
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Nodulo (> T2a)
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Il paziente candidato a Brachiterapia deve inoltre
eseguire una uroflussometria e rispondere ad un questionario inerente
l' habitus minzionale (IPSS = scala di punteggio
sintomatologico minzionale internazionale); infatti una eventuale
condizione di ostruito deflusso urinario espone il paziente ad una
maggiore probabilita' di effetti collaterali. Vengono pertanto candidati
all'impianto pazienti con:
| Flusso massimo |
>12 ml/s |
| Residuo Post-Minzione |
<50 cc |
| Valore al questionario sull'habitus minzionale (IPSS) |
< 20 |
E' inoltre indispensabile valutare mediante una ecografia
prostatica transrettale le dimensione della ghiandola in quanto
e' tecnicamente possibile eseguire l'impianto solo in prostate con
dimensioni comprese tra 20cc e 60cc. Qualora il volume ghiandolare
risulti superiore ai 60cc, il paziente puo' essere trattato con
blocco androgenico per un periodo di almeno 3 mesi prima del trattamento;
tale terapia infatti puo' determinare una riduzione volumetrica
della ghiandola fino al 40%, rendendo possibile l'impianto.
Infine un raro fattore di eslusione e' rappresentato
dalla impossibilita' per il paziente ad assumere sul lettino operatorio
una posizione di tipo ginecologico (coxartrosi, protesi d'anca).
Qualora il paziente e la patologia rispondano alle
caratteristiche sopra riportate, la decisione terapeutica potra'
essere presa valutando con lo Specialista di riferimento i pro e
contro delle diverse metodiche (Brachiterapia
permanente, Prostatectomia Radicale,
altre metodiche)
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8.Precedenti patologie
o interventi chirurgici potrebbero impedirmi di essere sottoposto
alla Brachiterapia ?
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L'anestesista dovra' in ogni caso visitare il paziente
e valutarne la storia clinica ; qualora lo ritenga opportuno potra'
richiedere ulteriori esami preoperatori oltre a quelli di routine.
Per quanto concerne l'impianto vero e proprio un possibile fattore
di esclusione e' rappresentato da un precedente intervento di artroprotesi
d'anca che abbia determinato una limitazione funzionale alla mobilizzazione
passiva dell'arto inferiore (il che impedirebbe un corretto posizionamento
del paziente sul lettino operatorio, in decubito ginecologico).
Non possono essere candidati all'impianto ecoguidato pazienti sottoposti
ad amputazione del retto con ano preter naturale e pazienti precedentemente
trattati con radioterapia pelvica. Un precedente intervento sulla
prostata (TURP, adenomectomia prostatica....) non costituisce
una controindicazione assoluta, ma richiede una valutazione
ad hoc. Pazienti in terapia anticoagulante o antiaggregante dovranno
concordarne l'eventuale sospensione con i medici prima dell'impianto.
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9.A quali esami dovro'
sottopormi prima dell'impianto ?
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Il paziente affetto da neoplasia prostatica clinicamente
localizzata e candidato alla brachiterapia dovra' eseguire una ecografia
prostatica transrettale, una uroflussometria con valutazione
del residuo post minzione e compilare un questionario sulla qualita'
della vita relativo alla sintomatologia urinaria IPSS-International
Prostate Symptom Score e del questionario inerente la qualita'
della vita, specifico per pazienti affetti da carcinoma prostatico,
FACT-P
L' ecografia studia la conformazione ed il volume
della prostata: vengono cosi' determinati il numero e la posizione
delle sorgenti radioattive che dovranno essere impiantate nella
ghiandola. Inoltre, la valutazione delle dimensioni prostatiche
e' indispensabile perche' potrebbero esserci dei problemi tecnici
a trattare pazienti con volume ghiandolare superiore a 60 cc o inferiore
a 20 cc. La uroflussometria ed il questionario sono necessari per
individuare una condizione di ostruzione urinaria che potrebbe essere
peggiorata dalla radioterapia.
In sede pre-operatoria potra' essere eseguita anche una visita
andrologica durante la quale viene valutata la fuzione erettile
del paziente (anamnesi, esame obiettivo, ecocolordoppler penieno
dinamico, rigidometria peniena notturna, compilazione del questionario
inerente la funzione erettile IIEF-International
Index of Erectile Function).
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10.Viene consigliata
qualche preparazione prima della Brachiterapia?
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Nella settimana precedente l'impianto viene consigliata
una dieta priva di scorie e di bevande gasate, per consentire
una adeguata preparazione intestinale; quest'ultima verra' completata
con dei clisteri evacuativi praticati nella giornata preoperatoria.
Al paziente che manifesti una condizione di ostruzione
urinaria, potra' essere consigliato un ciclo terapeutico con delle
compresse di alfa bloccante, medicinale che migliora lo svuotamento
vescicale in assenza di effetti collaterali. Qualora il volume ghiandolare
dovesse superare i 60 cc potra' essere consigliato un trattamento
ormonale (blocco androgenico) che consente una riduzione
sino al 40% del volume ghiandolare; il trattamento verra' eseguito
per i 3 mesi che precedono l'impianto e per i mesi seguenti (ulteriori
3 mesi per impianti eseguiti con il Palladio e 6 mesi nel caso di
utilizzo dello Iodio).
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11.Quanto tempo dura
la procedura e quanto rimarro' in Ospedale?
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La procedura viene completata in media in 60-90
minuti; viene eseguita in Sala Operatoria in anestesia locoregionale
o generale a seconda delle caratteristiche cliniche del paziente.
In Sala Operatoria sono presenti l'Urologo, il Radioterapista ed
il Fisico Sanitario oltre all'Anestesista ed al Personale Infermieristico.
Al termine della procedura viene posizionato talvolta
un catetere vescicale che verrà rimosso la sera stessa dell'impianto
o, al massimo, la mattina successiva.
I pazienti vengono dimessi il giorno successivo
all'impianto e non necessitano di alcuna assistenza domiciliare.
Pochi giorni dopo la dimissione, i pazienti possono riprendere
le loro normali attività socio-lavorative con la raccomandazione
di evitare sforzi fisici importanti per 2-3 settimane.
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12.Durante l'impianto
perdero' del sangue e/o avro' bisogno di trasfusioni?
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I pazienti non perdono sangue e non c'e' necessita'
di emotrasfusioni: la procedura infatti consiste nell'inserimento
di aghi sottili nella prostata attraverso il perineo (la zona fra
scroto e ano) senza bisogno di eseguire alcuna incisione chirurgica.
Qualora il paziente assuma farmaci antiaggreganti o anticoagulanti
dovra' avvisare i Medici che provvederanno a sostituire o sospendere
alcuni medicamenti.
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13.Quanti "semi" mi
verranno impiantati? Cosa ne sara' poi? Sentiro i "semi"?
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A seconda del volume della prostata e del tipo di
radioisotopo utilizzato (Iodio 125 o Palladio 103) il numero dei
"semi" impiantati varia da 50 a 150 . I "semi" decadono in un tempo
caratteristico per ogni tipo di radioisotopo. Lo Iodio (tempo di
dimezzamento di 60 giorni) rilascia il 90% della sua energia iniziale
in 6 mesi e perde tutta la sua energia in 1 anno, mentre per il
Palladio (tempo di dimezzamento 17 giorni) tali tempi si riducono
a 2 e 6 mesi rispettivamente. I "semi" resteranno per
tutta la vita nella prostata del paziente che non avvertira' minimamente
la loro presenza.
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14.Che tipo di sorgenti
radioattive vengono comunemente impiegate e quali sono le differenze
più significative?
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Per gli impianti permanenti di sorgenti radioattive,
gli isotopi più comunemente utilizzati sono il Palladio (Pd-103)
e lo Iodio (I-125). Il Palladio ha un tempo di dimezzamento
(=tempo in cui viene dimezzata la sua attività) più corto (17 giorni)
rispetto allo Iodio (60 giorni) e quindi esplica la sua azione emettendo
energia in un periodo di tempo piu' breve; pur non essendoci dati
probanti in letteratura, il Palladio potrebbe essere piu' efficace
nel trattamento dei tumori piu' aggressivi, a crescita piu' veloce.
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15.Ci sono delle norme
comportamentali alle quali mi dovro' attenere dopo l'impianto e
per quanto tempo?
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In considerazione della scarsa penetrazione (" limitato
raggio di azione") delle radiazioni prodotte dallo Iodio 125 ed
in particolare dal Palladio 103, il paziente dopo l'impianto
non e ' significativamente radioattivo (il livello di radioattività
scende infatti al fondo ambientale ad una distanza di circa un metro
dalla pelvi del paziente). In particolare non contenendo "semi "
non sono radioattive ne' l'urina ne' lo sperma. E ' ovvio
d'altronde che particolare cautela deve essere posta in occasione
di contatti con donne in gravidanza e bambini.
Alla dimissione il paziente ricevera' copia delle
norme comportamentali a cui
attenersi nel periodo postoperatorio per limitare l'esposizione
di familiari e terzi.
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16.Quali disturbi posso
aspettarmi dopo l'impianto e per quanto tempo?
Ci sono delle terapie per controllare questi disturbi?
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Dopo l'impianto possono insorgere disturbi irritativi
a carico dell'apparato genito-urinario ed intestinale. Tali
disturbi, qualora siano presenti, sono di entita' variabile da paziente
a paziente; in genere sono piu' marcati nelle prime 4-6 settimane
dopo l'impianto e si risolvono gradualmente.
Si possono manifestare: aumento della frequenza minzionale
sia diurna che notturna, bruciori uretrali, urgenza minzionale,
ematuria, spasmi vescicali e rettali, peggioramento della minzione;
in particolare si possono osservare una riduzione del flusso e un
aumento del residuo vescicale post minzione sino alla ritenzione
urinaria (registrata in una minoranza dei pazienti). L'entità
e la durata dei disturbi sono estremamente variabili da paziente
a paziente ma sono anche legati al tipo di sorgente radioattiva
impiegata, alla grandezza della prostata e al numero dei semi impiantati
oltre che alla qualita' dell'impianto eseguito.
La qualità del trattamento e' strettamente correlata
al grado di esperienza del Team che pianifica ed esegue l'impianto:
e' consigliabile che il paziente faccia riferimento ad un centro
di riconosciuta esperienza. Peraltro al fine di garantire la
qualita' della terapia, tutti i Centri di Brachiterapia nel periodo
iniziale della loro attivita' eseguono gli impianti sotto la supervisione
di Esperti Qualificati.
Alla dimissione i Medici potranno consigliare una
terapia antibiotica per prevenire possibili infezioni all'apparato
urogenitale e farmaci per trattare eventuali sintomi irritativi
(alfa bloccanti per migliorare la minzione, antiinfiammatori
e corticosteroidi a bassissime dosi per ridurre l'edema
-"gonfiore"- della prostata, antidolorifici e spasmolitici
per le situazioni maggiormente disturbanti).
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17.Notero' perdita dei
capelli, nausea o vomito dopo l' impianto?
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Assolutamente no poiche' l'effetto e' strettamente
locale.
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18.Quando potro' riprendere
la attivita' sessuale?
Posso eliminare sorgenti radioattive con lo sperma?
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I pazienti possono riprendere una normale attivita'
sessuale precocemente dopo l'impianto, salve le norme
radioprotezionistiche atte alla salvaguardia della salute della
partner (limitare l'esposizione della partner, a distanza di un
metro, a meno di 20 ore alla settimana nei primi mesi dopo l'impianto).
Solo eccezionalmente, nel corso dei primi rapporti,
si possono ritrovare dei semi nello sperma: per tale motivo e' indicato
l'utilizzo del preservativo nei primi mesi dopo l'impianto.
Infatti superati i due mesi dall'impianto con sorgenti di Palladio
e i quattro con sorgenti di Iodio, i semi eventualmente eiaculati
non sono piu' significativamente radioattivi a fini radioprotezionistici.
Qualora si manifestasse un iniziale deficit erettile,
potra' essere indicato un temporaneo ciclo terapeutico riabilitativo
con Sildenafil (Viagra) o con Prostaglandine.
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19.Cambiera' l' aspetto
dello sperma?
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Si: dopo l' impianto lo sperma potra' subire una
modificazione nel colore e diminuire in quantita'.
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20.I semi radioattivi
possono influire negativamente sulla fertilita'?
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E' noto dalla letteratura che alcuni pazienti conservano
la fertilita' senza conseguenze teratogene sulla progenie. Peraltro,
ai pazienti che desiderino avere dei figli, si consiglia di eseguire
dei depositi di sperma nelle apposite Banche del seme.
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21.A quali esami di
controllo mi dovro' sottoporre dopo l'impianto, e con quale frequenza?
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I pazienti, 3-5 settimane dopo l'impianto, vengono
sottoposti a TAC e/o a Risonanza Magnetica Nucleare della pelvi
per valutare la qualità del'impianto, ossia che tutta la prostata
abbia ricevuto una copertura dosimetrica (dose di radiazione) adeguata.
Inoltre, vengono eseguite una uroflussometria con valutazione del
residuo post minzione, una urinocoltura, il PSA ed una visita andrologica
(che comprende la compilazione del questionario inerente la qualita'
della funzione erettile IIEF-International Index
of Erectile Function).
Particolare cura viene posta alla qualita' di vita del paziente,
valutata mediante la compilazione del questionario sintomatologico
inerente la minzione IPSS-International Prostate
Symptom Score e del questionario inerente la qualita' della
vita, specifico per pazienti affetti da carcinoma prostatico, FACT-P
Successivamente i pazienti vengono monitorati con l'esame del PSA
ogni 3-4 mesi per il primo anno dopo l'impianto ed in seguito
ogni 6 mesi. Comunque, alla dimissione, il paziente riceve un prospetto
con indicati tutti i controlli ai quali dovra' sottoporsi periodicamente.
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22.Cosa succede se ai
controlli TAC e RMN viene riscontrato un impianto inadeguato?
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La moderna tecnica di impianto consente un controllo
di qualita' in tempo reale durante la procedura, pertanto una inadeguata
copertura dosimetrica costituisce un' eventualita' sporadica. Qualora
venga evidenziata una insufficiente qualita' dell'impianto, il trattamento
dovra' essere completato con il posizionamento di ulteriori "semi"
nelle aree scoperte, oppure con un ciclo di radioterapia esterna.
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23.Cosa succede se a
distanza di tempo il PSA aumenta?
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Nei primi 2 anni dall'impianto si possono registrare
delle oscillazioni dei valori del PSA che non rivestono significato
patologico.
Sono considerati possibili indici di fallimento
del trattamento i seguenti riscontri:
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PSA superiore a 0.3 ng/ml dopo 24 mesi
dall'impianto
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3 consecutivi rialzi del valore del
PSA
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Lo Specialista potra' consigliare l'esecuzione
di una scintigrafia ossea e di agobiopsie prostatiche
ecoguidate oltre ad una eventuale TAC dell'addome.
Nel caso tali accertamenti dovessero mettere in
evidenza una recidiva di malattia a livello prostatico,
ci sono diverse opzioni terapeutiche: l'intervento
chirurgico di asportazione della prostata (prostatectomia
radicale), la terapia ormonale (blocco androgenico) o
trattamenti ancora in fase sperimentale quali la criochirurgia
o la termoterapia.
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24.Quali sono le possibili
complicanze tardive della Brachiterapia?
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L' incontinenza urinaria e le fistole urinose interessano
meno dell'1% dei pazienti trattati e possono comportare la necessita'
di ricorrere ad un intervento chirurgico correttivo.
Il rischio di incontinenza urinaria e' maggiore nei
pazienti precedentemente sottoposti ad interventi disostruttivi
sulla prostata (TURP, Adenomectomia transvescicale).
L' impotenza erigendi (deficit erettile) viene riferita
da una percentuale di pazienti che differisce a seconda della fascia
di eta': si va dal 10% (pazienti con eta' inferiore ai 60 anni)
al 20% (60-70 anni), fino al 50% (pazienti con eta' superiore ai
70 anni); il paziente potra' eventualmente beneficiare di un ciclo
di riabilitazione farmacologica per via orale (Viagra) o iniettiva
endocavernosa (Prostaglandine).
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25.Se viaggio faro'
scattare i dispositivi di sicurezza?
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No, i "semi" non vengono individuati dai dispositivi
di sicurezza quali i metal detector degli aeroporti.
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