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LA GHIANDOLA
PROSTATICA
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| La ghiandola prostatica |
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Il lobo medio prostatico
ipertrofico determina una ostruzione al deflusso dell'urina
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La prostata è una
ghiandola maschile che si trova al di sotto della vescica e davanti
al retto; circonda l' uretra, il condotto che permette all'urina
e al liquido seminale di fuoriuscire dal pene. La prostata produce
parte del fluido che trasporta gli spermatozoi durante l'eiaculazione.
Le dimensioni e la forma della ghiandola sono estremamente variabili:
nell'uomo adulto ha la grandezza di una castagna (20g).
Dai 40-45 anni di eta' in poi, per azione dell'ormone Diidrotestosterone,
la prostata tende ad aumentare progressivamente di volume per
l'incremento nel numero delle cellule prostatiche: questo fenomeno
è definito iperplasia
prostatica benigna o IPB. L'IPB non è un tumore maligno e
non conduce al tumore della prostata. Poiché interessa la parte
centrale della ghiandola e comprime l'uretra, può interferire
con la normale funzione urinaria; il paziente potra', quindi,
avvertire dei disturbi quali: getto urinario debole, sensazione
di incompleto svuotamento vescicale post minzione, aumento della
frequenza minzionale e levate notturne.
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IL
TUMORE DELLA PROSTATA
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In condizioni normali le cellule si riproducono, uguali a loro
stesse, per sostituire le cellule danneggiate o malfunzionanti.
La neoplasia è caratterizzata, invece, dalla crescita incontrollata
di cellule anomale. Alcuni tumori sono benigni (non cancerosi),
mentre altri (maligni) possono invadere e distruggere un organo,
estendendosi nel tempo agli organi adiacenti o addirittura disseminandosi
in altre zone del corpo (metastasi). Il tumore prostatico maligno
piu' frequente e' l'adenocarcinoma della prostata.
Il rischio di sviluppare l'adenocarcinoma prostatico, basso
nei pazienti con meno di 40 anni, aumenta progressivamente con
l'età. Un uomo nel corso della vita presenta un rischio di
sviluppare un carcinoma prostatico clinicamente evidente pari
a circa il 15%. La causa precisa di questa patologia non e' nota.
Recenti studi epidemiologici dimostrano che negli Stati Uniti
il tumore della prostata e' la piu' frequente neoplasia nell'uomo
(244.000 nuovi casi diagnosticati nel solo anno1995, in
continuo aumento per il progressivo invecchiamento della popolazione
e per l'utilizzo dell'antigene prostatico specifico -PSA- come
strumento di screening); esso rappresenta a tutt'oggi la seconda
causa di morte per neoplasia dopo il tumore del polmone (44.000
decessi nel solo 1995 negli USA).
Negli stadi iniziali il tumore prostatico è confinato alla ghiandola:
essendo, generalmente, caratterizzato da crescita molto lenta,
può restare asintomatico e non diagnosticato per anni;
in taluni casi, addirittura, non e' in grado di alterare, anche
se non curato, la qualita' e la spettanza di vita del paziente.
Alcuni tumori prostatici possono essere invece molto aggressivi
e diffondersi velocemente ad altre parti del corpo (soprattutto
a livello linfonodale ed osseo): in questi casi una diagnosi precoce
ed un trattamento adeguato possono risultare di vitale importanza.
Purtroppo allo stato attuale delle conoscenze scientifiche non
e' possibile sapere con certezza se una neoplasia prostatica si
comportera' in modo aggressivo oppure no. Di conseguenza, in presenza
di una diagnosi di cancro della prostata, si opta quasi sempre
per un trattamento terapeutico, anche se questo porta talvolta
a trattare delle neoplasie che non avrebbero modificato la aspettativa
di vita del paziente.
Negli Stati Uniti circa il 20% dei soggetti con diagnosi clinica,
o manifesta, di cancro prostatico muore per la malattia nonostante
una terapia specifica; in Svezia, dove il cancro prostatico non
viene trattato con intento curativo, il 55% dei soggetti muore
per la malattia. Questi dati evidenziano come una diagnosi
precoce ed una adeguata terapia possano consentire la guarigione
nella maggior parte dei pazienti e ridurre in modo significativo
il tasso di mortalita' specifico.
Poiche' la terapia per qualsiasi forma di cancro dovrebbe essere,
oltre che efficace, ben tollerata e garantire una adeguata qualita'
della vita, e' cresciuta in ambito scientifico l'attenzione
verso alternative terapeutiche che consentano di conseguire gli
stessi risultati oncologici ottenuti con l'intervento chirurgico,
ma con minori complicanze ed effetti collaterali.
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DIAGNOSI PRECOCE
DEL TUMORE PROSTATICO
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| Esplorazione rettale |
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| Tumore non palpabile |
| Ghiandola prostatica: |
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| Sezione ecografica trasversale |
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| Sezione ecografica longitudinale |
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Una diagnosi precoce ed una adeguata terapia consentono la guarigione
nella maggior parte dei pazienti affetti da tumore prostatico; sfortunatamente
la maggior parte di questi pazienti non ha alcun sintomo.
L'esplorazione
rettale, che per anni ha rappresentato la sola tecnica
diagnostica, permette il riconoscimento di alterazioni nella consistenza
del tessuto prostatico e quindi la diagnosi di tumori in stadio
avanzato, ma non consente l'individuazione della maggior parte
dei tumori
allo stadio iniziale.
Il PSA (antigene prostatico specifico) è una glicoproteina
prodotta normalmente dalle cellule della ghiandola prostatica, la
cui concentrazione nel sangue aumenta sensibilmente qualora le
strutture ghiandolari vengano danneggiate (tumore prostatico, infezioni,
iperplasia prostatica benigna). Attualmente, il dosaggio del
PSA nel sangue può consentire una diagnosi precoce di tumore prostatico:
approssimativamente il 70-80% dei tumori prostatici viene diagnosticato
quando la malattia e' ancora organo confinata (rispetto al solo
20-30% nell'epoca pre-PSA). Le terapie piu' efficaci sono in grado
di guarire circa l'80% dei pazienti affetti da carcinoma localizzato.
Lo screening consigliato prevede il dosaggio del PSA ed una
visita specialistica urologica annualmente a partire dai 50 anni
di eta'; soggetti con un'anamnesi familiare per carcinoma prostatico
dovrebbero entrare nel programma di screening dai 40 anni di eta'.
Tradizionalmente il valore di 4,0 ng/ml di PSA e' ritenuto il
valore massimo normale. Poiche' il 20% dei
pazienti con diagnosi di tumore prostatico ha un PSA inferiore a
4,0 ng/ml, nei soggetti piu' giovani (sotto i 50 anni), nei quali
una diagnosi precoce ed un trattamento aggressivo potrebbero essere
massimamente efficaci, il valore di 2,5 ng/ml rappresenta oggi il
valore massimo accettato. Per contro il 70% dei soggetti con PSA
superiore a 4,0 ng/ml non ha un carcinoma della prostata. Il PSA
risulta un marker tumorale estremamente sensibile ma scarsamente
specifico, l'urologo puo' avvalersi, per aumentare la precisione
diagnostica, di alcuni parametri: la velocita' di crescita annuale
del PSA (PSA velocity), la concentrazione del PSA rispetto al volume
ghiandolare (PSA density), il rapporto del PSA rispetto all'eta'
del paziente ed il dosaggio del PSA libero ( la cui quota
e' minore in soggetti portatori di carcinoma rispetto a quella
dei pazienti affetti da iperplasia benigna).
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Rischio di tumore prostatico in relazione
al livello di PSA
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PSA<=4,0 ng/ml
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5%
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PSA compreso tra 4,1 ng/ml 9,9 ng/ml
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25%
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PSA >=10 ng/ml
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55%
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Il solo valore del PSA non è diagnostico; ulteriori indagini,
quali l' ecografia prostatica transrettale e le biopsie prostatiche
ecoguidate, sono indispensabili per una diagnosi sicura di carcinoma
prostatico.
L'ecografia prostatica
viene eseguita mediante l'introduzione di una sonda ecografica nel
retto del paziente.Questa metodica consente di valutare la
morfologia, le dimensioni e la struttura della ghiandola mentre
e' scarsamente sensibile nello screening tumorale. L'ecografia consente
in particolare di guidare con precisione all' interno della ghiandola
un sottilissimo ago per eseguire biopsie
multiple (prelievo di
piccoli pezzettini di tessuto utilizzati per esame istologico).
Lo Specialista sommando le informazioni che gli derivano
dal PSA e dal referto istologico delle biopsie prostatiche, nonche''
dalla esplorazione rettale e dalla ecografia transrettale, dovra'
individuare quei pazienti affetti da neoplasia clinicamente localizzata
candidabili ad una terapia curativa.
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STADIAZIONE
DEL TUMORE PROSTATICO
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La scelta del trattamento nel paziente affetto da
adenocarcinoma prostatico non puo' prescindere da differenti fattori
quali l'età e lo stato di salute generale del paziente, ma soprattutto
dalla estensione (o stadio) della malattia. Le informazioni disponibili
per stabilire l'estensione del tumore sono la esplorazione rettale,
i valori di PSA ed il grado istologico (differenza delle cellule
rispetto al normale); talvolta si ricorre alla diagnostica radiologica
e alla linfectomia pelvica.
Esistono dei nomogrammi che correlando i risultati
di esplorazione rettale, PSA e grado istologico quantificano la
probabilita' che la patologia sia ancora o meno organo-confinata
(Tabelle di Partin, formula di Roach III)
http://www.prostatepointers.org/prostate/software/pa.html
La Tomografia computerizzata (TAC) e la Risonanza
Magnetica (RMN) non vengono utilizzate routinariamente a causa
della loro bassa sensibilita' nel valutare l' estensione locale
della malattia e la presenza di malattia metastatica; sono indicate
in pazienti ad alto rischio di avere un carcinoma non piu' localizzato
(sulla scorta della esplorazione rettale, di un PSA superiore
a 20 ng/ ml o di un riscontro istologico di una forma molto aggressiva).
La scintigrafia ossea (eseguita per evidenziare
eventuali metastasi ossee) e' indicata nei pazienti con PSA di
partenza superiore a 10 ng/ml.
La linfectomia pelvica stadiante (laparoscopica
o chirurgica) e' indicata quando sussista un forte sospetto di metastasi
linfonodali (dubbio alla TAC o alla RMN, riscontro di un PSA
superiore a 20 ng/ml, tumore prostatico molto aggressivo o esplorazione
rettale patologica).
Ad uso del paziente, viene di seguito riassunta
la suddivisione in stadi dell' adenocarcinoma della prostata sulla
scorta dell' esame clinico, della diagnostica per immagini ,degli
esami ematici e del referto istologico.
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CATEGORIA
T
Stadio
T1: Tumore clinicamente non palpabile ne' visibile
con la diagnostica per immagini, diagnosticato mediante agobiopsia
(eseguita per un PSA elevato) o scoperto casualmente con l' esame
istologico di tessuto asportato durante un' intervento sulla prostata.
Stadio
T2: Il tumore è ancora confinato alla ghiandola prostatica
e non supera la capsula, ma è cresciuto al punto da divenire palpabile
alla esplorazione rettale o visualizzabile con l'ecografia o altre
metodiche di imaging.
Stadio
T3: Il tumore ha superato la capsula prostatica (T3a)
e/o ha invaso le vescicole seminali (T3b).
Stadio
T4: Il tumore ha infiltrato strutture adiacenti la
prostata, quali il retto o la vescica, lo sfintere esterno o i muscoli
della parete pelvica.In questo stadio possono comparire dei sintomi
specifici.
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CATEGORIA
N
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Nx
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Linfonodi regionali non valutabili
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N zero
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Linfonodi regionali liberi da metastasi |
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N1
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Metastasi nei linfonodi regionali |
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CATEGORIA
M
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Mx
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Metastasi a distanza non accertabili
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M zero
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Metastasi a distanza assenti
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M1
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Metastasi a distanza presenti
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GRADING
DEL TUMORE PROSTATICO
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Di ogni tumore prostatico occorre definire oltre alla estensione
(stadio), il "grading" o differenza istologica rispetto
al normale (indice di minore o maggiore aggressivita' della patologia).
Questa valutazione viene eseguita sui frammenti di tessuto prostatico
asportati con le biopsie. Le cellule normali hanno caratteristiche
distintive che vengono perse dalle cellule tumorali in misura
proporzionale alla aggressivita' della neoplasia.
Ci sono diversi sistemi di grading cellulare; il più comune
e' la somma dei punteggi di Gleason. Tale somma varia da un valore
minimo di 2 ad un massimo di 10. I valori più bassi (2-4)
indicano una malattia poco aggressiva e con progressione più lenta.
Un punteggio compreso tra 5 e 7 esprime un aspetto intermedio
mentre una somma tra 8 e 10 indica che le cellule tumorali hanno
caratteristiche di elevata aggressività. In
particolare il valore della somma di Gleason e' dato dalla somma
di due punteggi che identificano le caratteristiche istologiche
predominanti nel preparato e quelle piu' aggressive (a ciascuna
caratteristica viene dato un punteggio da 1 a 5 , in cui 1 indica
una neplasia poco aggressiva mentre 5 molto aggressiva).http://comed.com/prostate/GleasonGrading.html
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TRATTAMENTO
DEL TUMORE PROSTATICO LOCALIZZATO
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La scelta del trattamento nel paziente affetto da
adenocarcinoma prostatico non puo' prescindere da differenti fattori
quali l'età e lo stato di salute generale del paziente, ma soprattutto
dal grado di aggressivita' della malattia. Nello sviluppo di
un piano di cura è importante lo scambio di informazioni tra medico
e paziente, per discutere i vantaggi e gli svantaggi di ogni possibile
trattamento .
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CHIRURGIA: PROSTATECTOMIA
RADICALE
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Intervento di prostatectomia
radicale retropubica condotto attraverso una incisione chirurgica
addominale
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| Procedura chirurgica miniinvasiva in laparoscopia |
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La prostatectomia radicale (PR) è una procedura di chirurgia
maggiore, durante la quale il chirurgo rimuove in blocco la ghiandola
prostatica e le vescicole seminali. L' intervento viene condotto
usualmente attraverso una incisione sulla parte inferiore dell'addome
(PR retropubica); altri Autori preferiscono l'accesso transperineale
(regione tra scroto e ano) o transcoccigeo posteriore.
La PR e' attualmente considerata il "gold standard"
per la cura del tumore prostatico localizzato, in virtu' delle
elevate percentuali di cura ottenute e della disponibilita' di
risultati a lungo termine (pazienti operati da piu' di 15
anni), che ne fanno il trattamento di elezione nei pazienti giovani
(sempre piu' numerosi grazie alla diagnosi precoce consentita
dall'introduzione del PSA).
Sebbene il perfezionamento e la divulgazione di alcuni passaggi
di tecnica chirurgica (tecnica "nerve-sparing" o
con risparmio dei fasci vasculonervosi) abbiano consentito
una importante riduzione delle complicanze postchirurgiche
(quantomeno nei centri di riferimento), la loro frequenza e
l'impatto sulla qualita' della vita dei malati, impongono una
accurata selezione dei pazienti: questi dovranno essere informati
sui vantaggi e gli svantaggi della metodica e sulle relative indicazioni.
Da pochi anni alcuni Centri eseguono
la PR in laparoscopia: questo approccio miniinvasivo,
pur necessitando ancora di lunghi tempi operatori anche per esperti
laparoscopisti, risulta estremamente interessante perche' minimizza
alcuni degli svantaggi dell'intervento chirurgico tradizionale
(dimissione, rimozione del catetere vescicale e ritorno alla
normale vita socio-lavorativa piu' precoci; minori perdite ematiche
intraoperatorie, riduzione delle infezioni).
La probabilita' di sopravvivenza libera da progressione biochimica
di malattia (risalita del PSA) dopo prostatectomia radicale per
un tumore localizzato e' a 5, 10, 15 anni pari rispettivamente
al 83-94%, 53-91% e 40-57%; i fattori piu' importanti nel
determinare il risultato oncologico sono il grado (grading) di
aggressivita' della neoplasia ed il PSA preoperatorio.
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procedura che si conclude in una unica seduta
l'asportazione in toto della ghiandola consente:
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la rimozione dall'organismo di tutto
il tumore e quindi la sua cura se questo era confinato
alla prostata
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un follow-up semplificato dopo il
trattamento (disponibilita' della stadiazione patologica
del tumore ed azzeramento del PSA) che riduce lo
stato d'ansia del paziente ai controlli
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il trattamento concomitante dei
disturbi conseguenti all'ipertrofia prostatica
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disponibilità di risultati a lungo termine (>15
anni)
costi ridotti rispetto alla BT
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Svantaggi
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procedura invasiva, di chirurgia maggiore
necessita di ospedalizzazione(6-14 giorni)
maggiore durata della anestesia rispetto alla BT
catetere vescicale a dimora per 5-14 giorni
tardivo ritorno alla normale vita socio-lavorativa (4 settimane)
rischio di complicanze e risultati massimamente operatore-dipendenti
rischio di complicanze intra, peri e post operatorie riportato
dai migliori Centri Internazionali: globalmente 7,5-18,5%
Rischio di complicanze intra e perioperatorie:
mortalita' operatoria <0,5% e perioperatoria 0-1,5%
sanguinamento con necessita' di emotrasfusioni 4-10%
trombo- embolie 0,7-2,6%
problematiche cardio-vascolari 0,4-1,4%
lesioni della parete del retto 0,1-2%
infezioni della ferita 0,9-1,3%
Rischio di complicanze post operatorie:
deficit erettile (impotenza) dopo intervento nerve-sparing
mono o bilaterale 10-75%
(correlato alla eta' del paziente, allo stadio clinico e
patologico della malattia e alla tecnica chirurgica)
incontinenza urinaria minima (richiede 1 assorbente al di)
a 18 mesi 6-17%
incontinenza urinaria severa o totale (richiede >2 assorbenti
al di o il posizionamento di uno sfintere artificiale) a
18 mesi 0-12,5%
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Conclusioni-Indicazioni
La Prostatectomia radicale puo' quindi essere proposta a tutti
i pazienti affetti da adenocarcinoma prostatico localizzato, ed
in particolare a coloro che presentino le seguenti caratteristiche:
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aspettativa di vita di almeno 10 anni
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senza controindicazioni ad una chirurgia
maggiore e/o alla anestesia
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informati sulle indicazioni e le possibili
complicanze
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giovani con malattia aggressiva (disponibilita'
di risultati >15 anni)
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ostruiti, in quanto la ghiandola prostatica
che ostruisce il deflusso dell'urina viene rimossa in
blocco
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per i quali l'obiettivo psicologico primario
dopo la terapia, a comprovarne l'efficacia, sia l'azzeramento
del PSA (generalmente pazienti pervenuti alla diagnosi
dopo un lungo iter caratterizzato da molteplici agobiopsie
e ripetuti controlli del PSA per valori border-line o
fluttuanti)
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La Prostatectomia radicale puo' essere invece controindicata nei
pazienti:
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in eta' avanzata
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ad alto rischio anestesiologico e/o operatorio
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a rischio per patologie trombo-emboliche
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affetti da turbe della coagulazione
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con forte motivazione al mantenimento della
potenza sessuale e di una perfetta continenza urinaria
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che richiedano un rapido ritorno alla normale
vita socio-lavorativa
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L' intervento di prostatectomia radicale viene usualmente proposto
come monoterapia; in alcuni casi selezionati e per differenti ragioni
lo Specialista potra' invece far precedere l'intervento da un ciclo
di terapia ormonale definito neoadiuvante.
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BRACHITERAPIA - IMPIANTO PERMANENTE
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Infissione transperineale
di semi radioattivi nella prostata controllata mediante ecografia
transrettale
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La Brachiterapia permanente
(BT) e' una forma di radioterapia in cui delle piccole capsule
("semi" delle dimensioni di chicchi di riso) contenenti sorgenti
radioattive (Palladio 103/Pd-103 o Iodio 125/I-125) vengono
impiantate nella prostata sotto guida ecografica. Si tratta
di una procedura minimamente invasiva che si completa in un'unica
seduta operatoria della durata di circa 90 minuti.
I "semi" vengono posizionati nella prostata mediante
aghi infissi per via transperineale (la regione fra scroto e ano).
La sonda ecografica e gli aghi vengono estratti al termine della
procedura.
Ciascun "seme" rilascia continuamente una piccola
quantita' di energia radiante ad una limitata porzione di tessuto
prostatico: questo consente di trattare il tumore con una dose
di radiazione estremamente elevata senza danneggiare le strutture
adiacenti. Dopo alcune settimane i "semi" avranno
rilasciato la maggior parte della loro energia (tempo effettivo
di trattamento) e resteranno per sempre nella prostata in forma
non piu' attiva senza essere percepiti dal paziente.
La pubblicazione dei risultati oncologici ottenuti nei pazienti
trattati con questa innovativa tecnica di impianto per carcinoma
localizzato della prostata, ha suscitato enorme interesse in ambito
scientifico: infatti le percentuali di cura sulle prime
serie di pazienti trattati circa 12 anni fa, sono risultate sovrapponibili
a quelle ottenute con la chirurgia ( intervento di prostatectomia
radicale) e superiori a quelle conseguite con la radioterapia
convenzionale a fasci esterni (comparazioni retrospettive).
La Brachiterapia (BT) puo' essere proposta in alternativa all'intervento
chirurgico di prostatectomia radicale nei pazienti affetti da adenocarcinoma
prostatico clinicamente localizzato. Ciascun paziente presenta
caratteristiche cliniche, fisiche e psicologiche che porteranno
il medico a suggerire il trattamento piu' idoneo (Brachiterapia,
intervento chirurgico o altre forme di trattamento del tumore prostatico).
L'elenco dei principali vantaggi e svantaggi di questa metodica,
di seguito riportato, puo' aiutare il paziente nella scelta terapeutica.
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| Vantaggi |
procedura attuabile in day-surgery, miniinvasiva, che si
conclude in un'unica seduta
limitata durata dell'anestesia (circa 90 minuti)
sanguinamento nullo o minimo (non sono necessarie trasfusioni)
rischio di complicanze tromboemboliche minimo
rimozione del catetere vescicale entro le 24 ore dall'impianto
rapido ritorno alle normali attivita' socio-lavorative
(pochi giorni)
rischio di incontinenza urinaria 1%
mantenimento della potenza sessuale 90-50% dei casi (a
seconda dell'eta' del Pz.)
rischio di infezione: eccezionale
elevate dosi di radiazioni alla prostata con contemporaneo
risparmio delle strutture adiacenti
risultati oncologici a 12 anni sovrapponibili a quelli
della chirurgia e superiori a quelli della radioterapia
convenzionale a fasci esterni
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Svantaggi
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non sono a tutt'oggi disponibili risultati oncologici a
lungo termine (15 anni dopo l'impianto), il che limita l'indicazione
nei pazienti piu' giovani
disturbi irritativi minzionali per alcune settimane e talvolta
sino a tre mesi dopo l'impianto (peraltro ben controllabili
con una adeguata terapia medica):
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aumento della frequenza minzionale
e delle levate notturne nel
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40% dei casi
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ritenzione urinaria acuta con cateterismo
vescicale temporaneo
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6,5 - 15%
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ritenzione urinaria cronica implicante
intervento disostruttivo
rischio piu' elevato nei pazienti ostruiti
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2,6%
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non consente il contemporaneo trattamento dei disturbi
legati ad una eventuale condizione di ipertrofia prostatica
concomitante
la fluttuazione del valore del PSA nei due anni successivi
all'impianto puo' causare una reazione ansiosa nel paziente
costi elevati delle sorgenti radioattive a carico delle
strutture sanitarie
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Conclusioni-Indicazioni
La BT puo' quindi essere proposta a tutti i pazienti
affetti da adenocarcinoma prostatico localizzato con le seguenti
caratteristiche:
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eta' avanzata
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giovani con malattia poco aggressiva
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alto rischio anestesiologico e/o operatorio
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a rischio per patologie trombo emboliche
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affetti da turbe della coagulazione
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che richiedano un rapido ritorno alla normale
vita socio-lavorativa
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con forte motivazione al mantenimento della
potenza sessuale e di una perfetta continenza urinaria.
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La BT e' invece controindicata nei pazienti
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gravemente ostruiti (per l'elevato grado
dei disturbi registrati nei primi tre mesi)
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molto giovani (selezione accurata in attesa
dei risultati oncologici a 15 anni)
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che desiderino un subitaneo azzeramento
del PSA dopo la terapia a comprovare l'efficacia della stessa
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La BT viene infine proposta come monoterapia nel
tumore prostatico localizzato, a basso rischio di avere diffusione
extraprostatica; nei pazienti a rischio intermedio o alto di
avere una malattia extraprostatica viene proposta in associazione
alla radioterapia esterna.
BACK
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Infissione prostatica transperineale
con multipli cateteri nella brachiterapia temporanea
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Cateteri collegati al dispositivo
afterloading
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BRACHITERAPIA - IMPIANTO TEMPORANEO
La Brachiterapia
temporanea è una forma di radioterapia caratterizzata,
come quella permanente, dalla possibilità di somministrare
elevate dosi di radiazione a volumi bersaglio ben definiti, con
un limitato coinvolgimento dei tessuti sani limitrofi.
Rispetto all'impianto permanente, in cui le sorgenti radioattive
vengono impiantate definitivamente nella ghiandola, con questa tecnica
la sorgente radioattiva viene temporaneamente portata all'interno
della ghiandola attraverso dei sottili cateteri.
Il paziente viene sottoposto ad una ecografia transrettale, sulla
base della quale vengono stabiliti il numero e la posizione dei
cateteri attraverso i quali la sorgente radioattiva verrà portata
nella prostata. I cateteri vengono quindi infissi con approccio
transperineale (tra ano e scroto) sotto guida ecografica, in analgo-sedazione
o anestesia loco-regionale. Al termine della procedura di impianto
dei cateteri, il paziente viene sottoposto ad una TAC della prostata
per definire il piano di trattamento. Poiché la pianificazione viene
eseguita dopo l'inserimento dei cateteri, ne e' possibile una ottimizzazione
in caso di errato posizionamento degli stessi.
L'utilizzo di radioisotopi per la Brachiterapia temporanea è
attualmente limitato all'Iridio-192 ad alto rateo di dose (high
dose rate-HDR).
Il trattamento radiante viene effettuato in un Bunker schermato
(per limitare l'esposizione degli operatori alle radiazioni ionizzanti),
dove un dispositivo afterloading (sistema di telecaricamento delle
sorgenti) permette l'inserimento della stessa singola sorgente
(con costi ridotti) nelle posizioni pianificate, e ne regola
il tempo di permanenza tramite un software dedicato. La procedura
è eseguibile in day-surgery. Vi sono svariati protocolli
terapeutici che prevedono un numero variabile di sedute (da 1 a
8, ad intervalli settimanali), come monoterapia o in associazione
ad un ciclo di radioterapia esterna.
La più elevata energia dell'Ir-192 rispetto a quella delle sorgenti
impiegate per impianti permanenti, consente una copertura dosimetrica
più estesa, auspicabile in presenza di microinfiltrazioni capsulari;
peraltro la più elevata energia ed il più elevato rateo di dose
(tempo in cui la dose di radiazione viene rilasciata al bersaglio)
pongono dubbi sulla tollerabilità dei tessuti normali circostanti,
soprattutto del retto. Per questa forma di Brachiterapia mancano
pero' a tutt'oggi i risultati oncologici a lungo termine.
BACK
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RADIOTERAPIA ESTERNA
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| Radioterapia a fasci esterni |
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La radioterapia
a fasci esterni consente, attraverso radiazioni ad alta energia
emesse da un acceleratore lineare, di danneggiare in modo irreversibile
le cellule tumorali maligne sino ad ottenerne la necrosi (morte
cellulare).
In una fase preliminare viene eseguita una simulazione di trattamento:
vengono studiati i fasci di irradiazione piu' idonei ad ottenere
dosi adeguate ed omogenee alla ghiandola prostatica, con il
maggior rispetto possibile degli organi contigui (retto e vescica).
Il trattamento prevede applicazioni giornaliere della durata
di 10 minuti, 5 giorni alla settimana per complessive 7-8 settimane
consecutive.
L'irradiazione degli organi contigui alla prostata determina
i piu' comuni e noti effetti collaterali a breve e a lungo termine
a carico dell'apparato genitourinario ed intestinale: precocemente
possono verificarsi un aumento della frequenza delle minzioni
diurne e notturne (15% di grado severo), bruciore e urgenza minzionale,
diarrea e urgenza alla defecazione, sanguinamento rettale (10-15%
di grado severo). In genere questi effetti collaterali iniziano
a manifestarsi durante il trattamento per poi risolversi, dietro
adeguata terapia, entro tre mesi dal termine dello stesso.
A lungo termine si possono riscontrare gravi cistiti da raggi
con retrazione della vescica, ritenzione cronica urinaria (3%),
incontinenza urinaria (2%), deficit erettile (40-70%), proctiti
(6%), sanguinamento rettale persistente (<1%), necrosi delle
teste femorali (<1%).
Dal punto di vista tecnico la radioterapia per i tumori prostatici
puo' essere eseguita con diverse modalità: convenzionale, conformazionale
3D, "intensity modulated" (IMRT). Tutti gli studi
più recenti dimostrano come il fattore "dose" in
radioterapia abbia un ruolo fondamentale nel determinare
la probabilita' di guarigione del paziente. Le varie tecniche
di radioterapia si differenziano proprio per la dose che consentono
di rilasciare a livello prostatico e per il risparmio delle strutture
contigue.
Radioterapia convenzionale: E' la tecnica più datata ma
e' anche l'unica per la quale si disponga di risultati con
follow-up a oltre 10 anni dal trattamento. Poiché utilizza
campi piuttosto ampi che coinvolgono anche strutture adiacenti
alla prostata, non consente di erogare dosi molto elevate alla
ghiandola. A 10 aa dal trattamento i dati di sopravvivenza
senza progressione biochimica di malattia sono per i tumori localizzati
intorno al 50-60% (75% stadio T1,66% T2, 30% T3)
Radioterapia conformazionale tridimensionale: E' una tecnica
di trattamento che consente, col procedere della terapia, di ridurre
progressivamente il volume bersaglio irradiato "conformandolo"
alle dimensioni della ghiandola prostatica. Questo permette
di raggiungere dosaggi decisamente piu' elevati rispetto alla
RT convenzionale con un maggior risparmio delle strutture adiacenti
ed una riduzione degli effetti collaterali (8% di proctiti,
tossicità urinaria grave circa 1%). Per contro non esistono
dati relativi a pazienti trattati da piu' di 5 anni.
Intensity Modulated Radiation Therapy (IMRT): E' la
tecnica più recente: dovrebbe consentire, con l'utilizzo di
software dedicati e di particolari accessori, di risparmiare
maggiormente i tessuti sani adiacenti alla prostata, permettendo
al contempo di irradiare quest'ultima con dosi molto elevate.
I risultati preliminari sono molto interessanti, anche se l'esecuzione
del trattamento risulta decisamente più complessa e presenta quindi
potenziali margini di errore superiori rispetto alle precedenti
tecniche. Trattandosi di una metodica di recentissima introduzione
il follow-up e' ancora piu' breve rispetto alla conformazionale
3D.
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Vantaggi e Svantaggi
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Sovrapponibili in termini generali a quelli
della Brachiterapia permanente; peraltro, se per la
radioterapia esterna non sono richieste ne ospedalizzazione
ne anestesia, e' necessario che il paziente si rechi
all'ospedale quotidianamente per piu' di due mesi
Inoltre, particolare non trascurabile, i risultati oncologici
a lungo termine della radioterapia convenzionale risultano
inferiori a quelli della brachiterapia e della chirurgia,
mentre il follow-up per le metodiche piu' recenti e' troppo
breve.
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TERAPIA ORMONALE
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Il carcinoma della prostata e' ormono-dipendente: lo scopo
principale della terapia ormonale e' pertanto quello di contrastare
la produzione e di bloccare l'azione degli ormoni sessuali maschili
prodotti da parte dei testicoli (testosterone) e dei surreni.
Questo determina un rallentamento della proliferazione cellulare
neoplastica e riduce le dimensioni del tumore.
Esistono due opzioni per ottenere una deprivazione androgenica:
chirurgica e farmacologica.
Poiche' la maggior parte degli ormoni sessuali maschili viene
prodotta dai testicoli, la loro rimozione chirurgia (orchiectomia
o castrazione) consente, con un intervento minore in day-surgery,
di raggiungere l'obiettivo; l'orchiectomia chirurgica e' peraltro
psicologicamente mal accettata dai pazienti.
La castrazione farmacologica ("blocco androgenico")
viene ottenuta con l'impiego di farmaci che inibiscono la
produzione di testosterone da parte dei testicoli (analoghi dell'LH-RH)
eventualmente associati a farmaci che antagonizzano l'azione degli
ormoni sessuali maschili surrenalici (blocco androgenico completo).
Questo trattamento e' comunque gravato da una serie di effetti
collaterali piu' o meno tollerati dal paziente quali: vampate
di calore, perdita della libido, deficit erettile e in taluni
casi tossicita' epatica, cardiovascolare o intestinale, osteoporosi.
Le indicazioni al solo trattamento ormonale nel carcinoma
prostatico localizzato sono limitate a quei pazienti
con spettanza di vita superiore ai 10 anni che non possono subire
un trattamento chirurgico o radioterapico, o che rifiutano
tali trattamenti; nei pazienti con spettanza di vita inferiore
ai 10 anni (trattamento terapeutico opzionale) puo' avere un significato
nel controllo della sintomatologia ostruttiva legata alla patologia.
L'impiego del blocco ormonale viene spesso proposto ai pazienti
per i quali il trattamento definitivo deve essere differito temporalmente:
per periodi limitati (pochi mesi) questa indicazione non ha un
significato terapeutico, ma solo quello di tranquillizzare il
paziente ansioso di andare incontro ad una terapia.
Da ultimo la terapia ormonale puo' essere proposta prima e nel
corso di un trattamento chirurgico o radiante (trattamento
neoadiuvante) per tumori localizzati ma a rischio di estensione
extracapsulare: non sono ancora disponibili i risultati finali
di alcuni protocolli internazionali che dovrebbero chiarirne l'impatto
in termini di sopravvivenza e di qualita' di vita.
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ATTESA
L'atteggiamento di vigile attesa (watchful waiting)
consiste nella astensione da una qualunque forma di terapia sino
alla comparsa di segni clinici o sintomi di progressione della
malattia .
Sebbene possa apparire di difficile applicazione nel caso di una
patologia sicuramente maligna come l' adenocarcinoma prostatico,
esistono evidenze scientifiche che la vigile attesa rappresenterebbe
la strategia piu' appropriata nei pazienti con aspettativa di
vita inferiore ai 10 anni, affetti da piccoli tumori localizzati
e ben differenziati (poco aggressivi). La maggior parte dei
pazienti selezionati con tali caratteristiche, infatti, andrebbe
incontro a decesso per altre malattie intercorrenti piuttosto
che per cancro prostatico.
I pazienti cui proporre la "vigile attesa "devono essere
accuratamente selezionati: la sopravvivenza a 10 anni nei pazienti
cosi "trattati" scende infatti dall'87 % nel caso di
tumori ben differenziati al 26% nelle forme piu' aggressive.
Infine non deve essere trascurato il profilo psicologico del paziente,
affetto da una neoplasia maligna, in considerazione della possibile
reazione ansiosa che potrebbe derivare dalla astensione
da qualsivoglia forma di trattamento.
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TRATTAMENTI SPERIMENTALI
Alcuni Centri stanno valutando strategie terapeutiche
alternative: l'obiettivo di tutti questi tentativi e' di ottenere
il controllo oncologico della malattia con una minore invasivita'
e ridotta morbilita'.
Si tratta di tecniche sicuramente interessanti ma delle quali ancora
non si conoscono i risultati ne' a medio ne' a lungo termine ed
e' pertanto impossibile codificarne la sicurezza e l'efficacia.
Al momento si tratta pertanto di protocolli a carattere sperimentale
che possono essere proposti solo in casi selezionati: come terapie
di salvataggio dopo fallimento delle terapie standard o qualora
queste ultime non dovessero essere applicabili. Rientrano in
questo gruppo la Crioterapia e la Rita ( termoterapia interstiziale
indotta mediante radiofrequenze) che perseguono la distruzione del
tessuto tumorale prostatico rispettivamente con il congelamento
o l'induzione di un incremento termico.
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